SU DI ME

Sono in viaggio e cerco di scoprire chi sono. Sono semore stata curiosa. Scrivo, soprattutto. Mi dà gusto. Sono nata in un gelido pomeriggio di neve alta e freddo intenso, con la luna nuova e le ginocchia del ginecologo sulla pancia di mia madre, primipara e sfinita da sedici ore di sala travaglio. Nonostante ciò, adoro le notti senza luna così come quelle di luna piena. Adoro la neve e la sua capacità di generare un silenzio dolcissimo, in grado di trasportarmi oltre la soglia della realtà osservabile, così come la immaginiamo ogni giorno. Sono nata lo stesso giorno e mese di Beethoven ma la mia carriera da pianista si è miserabilmente arenata nell’aula del solfeggio (troppo ripetitivo) di un piccolo conservatorio di provincia. Così mi sono data al rock’n’roll acrobatico. Carriera infranta contro il muro di gomma di mammamaria, genitrice affetta da eccesso di zelo religioso, intenzionata a evitare con ogni mezzo i divaricamenti di anche durante le prese in volo!

Ma al quarto giro di boa decennale, mi sono rifatta (non col silicone, di rivalsa) e ho praticato la danza del diavolo: il tango argentino. E me lo sono goduto pienamente, totalmente. A fare di me una donna tutta d’un pezzo è sempre stata la mia immagine ufficiale, quella dello yoga,  del giornalismo (di quello che si va alla ricerca della fonte) e della scrittura di libri (miei e di altri).

Pratico ancora tutto, dopo un discreto numero di lustri, in volo a vista. In viaggio da molto più che una vita, ciò che mi spinge a presidiare il mio piccolo fortino nel “mondo civile”, nonostante le sempre più frequenti crisi di eremitismo, è una insaziabile curiosità (l’ho già detto?), una costosa passione per il buon cibo, l’ottimo vino e l’umana natura. Ho scritto tanto, parlato di più e ho anche sfranto i “gioielli di famiglia” a un sacco di persone, ne sono consapevole.

Mi piace (in ordine sparso): leggere, il cinema, mangiare bene, Lupo Alberto, il vino rosso (tana! lo avevo già detto), cucinare, viaggiare, scrivere, gli gnocchi ripieni di mammamaria, cantare, ballare, i miei nipoti, ascoltare le storie della gente, fare l’amore, vivere, insomma. Non mi piace: fare le faccende di casa, il pietismo, l’invidia mascherata da altruismo, avere il raffreddore, l’arroganza, il sotuttismo, la saga di Star Trek (picco di nemici), l’aglio. Peppina è uno dei soprannomi che la mia amica Wanda mi ha regalato una trentina di anni fa. L’altro soprannome non lascia spazio al dubbio: Spiffero, nel senso di «chiudi quella porta che sennò mi prende un colpo». Non sono cambiata. Detesto gli spifferi… e gli spifferoni.

Viaggio da sempre, con grande piacere. Ho conosciuto un numero assai grande di persone, di varia coloratura, di ogni gender, di molteplici culture e qualcuno anche di dubbia moralità. Altri, invece, pieni di dubbi. E basta.

Non ho mai scritto solo per denari (anche se vederli accreditati sul conto mi regala una certa quota di tranquillità). Scrivere è raccontare. Raccontare è ricordare. Ricordare è sapere da dove si viene. Sapere da dove si viene è utile per decidere dove andare. In sostanza, scrivo per decidere dove andare.

Nel frattempo, aiuto le persone a conoscersi, non tra loro ma dentro. In quel viaggio tra passato e futuro che a volte colora il presente di tinte che non ci piacciono.