Lucia Morello

SU DI ME

Sono sempre stata curiosa. Ascolto, soprattutto. Poi scrivo. Entrambe attività che mi danno un gran gusto. Sono nata in un gelido pomeriggio di neve alta e freddo intenso, con la luna nuova e le ginocchia del ginecologo sulla pancia di mia madre, primipara sfinita da sedici ore di sala travaglio. Nonostante ciò, adoro le notti senza luna così come quelle di luna piena. Adoro la neve e la sua capacità di generare un silenzio dolcissimo, in grado di trasportarmi oltre la soglia della realtà osservabile. Sono nata lo stesso giorno e mese di Beethoven ma la mia carriera di pianista si è miserabilmente arenata nell’aula di solfeggio (“troooppo ripetitivo,zia!”) di un piccolo conservatorio di provincia. Così mi sono data al roccheroll acrobatico. Carriera infranta contro il muro di gomma di mammamaria, genitrice affetta da eccesso di zelo religioso, intenzionata a evitare con ogni mezzo i divaricamenti di anche durante le prese in volo. Bon.

Al quarto giro di boa decennale, mi sono rifatta (non col silicone, di rivalsa) e ho praticato la danza del diavolo: il tango argentino. E me lo sono goduto pienamente, totalmente. Per molti anni, ciò che ho fatto ha preceduto ciò che sono: un’immagine di donna realizzata nel lavoro di giornalista e scrittrice e libera ricercatrioce nella vita privata, attraverso la pratica di discipline cosiddette “interiori”: Yoga e Meditazione, in primis.

Pratico ancora tutto, in volo a vista. Ciò che mi spinge a presidiare il mio piccolo fortino nel “mondo civile”, nonostante le sempre più frequenti crisi di eremitismo, sono i piaceri dei sensi, misti a una insaziabile curiosità (l’ho già detto?), una costosa passione per il buon cibo, l’ottimo vino e l’umana natura. Ho scritto tanto, parlato di più e ho anche sfranto i “gioielli di famiglia” a un sacco di persone, ne sono consapevole.

Il viaggio è un altro dei miei piaceri, interiore e “onderod”. Ho conosciuto un numero assai grande di persone, di varie sfumature, di ogni gender, di molteplici culture e qualcuno anche di dubbia moralità. Altri, invece, pieni di dubbi e basta.

Non ho mai lavorato solo per denari (anche se vederli accreditati sul conto mi regala una certa quota di tranquillità). Ciò che faccio è conoscere persone, pensieri, modi di vedere la vita. Ciò che faccio è osservare e ascoltare. E poi, scrivere, che è raccontare. Raccontare è ricordare. Ricordare è sapere da dove si viene. Sapere da dove si viene è utile per decidere dove andare.

Nel frattempo, aiuto le persone a conoscersi dentro, in quel viaggio tra passato e futuro che a volte colora il presente di tinte che non ci piacciono.