Aggiornare le mappe della vita

Aggiornare le mappe della vita

Molte volte mi è capitato di spiegare l’utilità e lo svolgimento delle costellazioni. E altrettante volte ho cercato di essere chiara, semplice, di usare parole e metafore comprensibili e soprattutto che definissero in modo limpido non solo l’utilità ma anche cosa accade, come si fa, insomma.

Per “limpido” intendo scevro da qualsiasi attributo para-normale, proto-esoterico e simili. Il punto è che intorno a questo argomento ci si può costruire il mondo intero, perché si parla di noi, dell’umana natura, intendo.

Il termine “costellazioni” altro non è che un simbolo, un codice (come tutte le parole) che individua un insieme di fattori che sono responsabili del nostro modo di viaggiare nella vita e nel mondo. Questi fattori sono schemi mentali, mappe interiori che si costruiscono crescendo ma che vengono anche tramandati attraverso le generazioni. La differenza importante tra i primi e i secondi sta nella consapevolezza. Schemi e mappe ereditati dagli avi, infatti, sono normalmente fuori dal raggio della nostra consapevolezza e fanno il loro lavoro per lo più senza che noi ne siamo “informati”. O meglio, il nostro cervello agisce in base a quelle informazioni ma noi non sappiamo che è così.

Sono le cose che diamo per scontate, quelle che “è sempre stato così” oppure “mi hanno insegnato così”, a manovrare alcune nostre scelte, rendendoci il più delle volte non totalmente liberi di agire nel qui e ora, secondo le nostre aspirazioni, i nostri talenti, le nostre competenze e peculiarità. 

Non si tratta di questioni astruse e nemmeno di essere prigionieri di chissà quali malvagi incantesimi. In realtà, ciò che viene tramandato di generazione in generazione assume un potere via via sempre più grande, anche solo per il fatto stesso di essere stato tramandato e, inoltre, perché nessuno lo ha messo in discussione.

La questione non è arrabbiarsi e rifiutare una mappa come se fosse la sorgente di tutti i nostri mali, magari impegnandoci in pratiche catartiche senza capo né coda o in rituali pseudomagici inventati lì per lì. Ciò che occorre è comprendere se, come e a che livello queste mappe ci portano fuori strada rispetto alla nostra mèta. 

Mi viene in mente il film “Totò, Peppino e la malafemmina” in cui Totò e Peppino chiedono a un seccatissimo ghisa milanese “scusi, noi vogliamo sapere, per andare dove dobbiamo andare, per dove dobbiamo andare?”.

Ecco gli schemi ereditati spesso funzionano così. Dobbiamo andare da qualche parte, sappiamo chi o cosa ci aspetta in quel luogo ma la strada che pensavamo di conoscere per raggiungerlo non è più quella, è cambiata rispetto a come ce l’hanno raccontata e il rischio è di non capire o di non essere compresi, per esempio, quando chiediamo indicazioni o vogliamo spiegare a qualcuno che è proprio lì che vogliamo andare. 

Dobbiamo aggiornare le mappe, come dico in questa pagina. Ma per farlo, è prima necessario essere consapevoli di possedere mappe che ci guidano, che queste mappe non le abbiamo compilate noi e che il territorio è cambiato dal momento in cui sono state compilate. 

A questo servono le costellazioni, a dare una rispolverata alle mappe del mondo interiore che ci servono per muoverci in modo più efficace nella vita di tutti i giorni.

Che poi, al cervello occorrano anche simboli e archetipi per fare questo aggiornamento, è un dato di fatto. Il cervello non è solo analitico ma anche analogico. Con buona pace di chi si ostina a non capire che i simboli sono importanti quanto i numeri. 

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